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Mercoledì
08 settembre 2010
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Home Cultura Musica Sanremo 2010: Tradizione e contraddizione

Sanremo 2010: Tradizione e contraddizione

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di Alessandro Serra

Dopo tanta attesa si sono accesi finalmente  i riflettori sul sessantesimo Festival di Sanremo. Una prima, quella della kermesse della Canzone Italiana per eccellenza, seguita dalle altre serate, che è parsa ricca di contraddizioni: da una parte una scenografia innovativa, di matrice elettronica, semplice e colorata al punto giusto, ma anche sofisticata, dall’altra un lavoro autoriale che, come si direbbe per una peperonata mattutina, è stato poco digeribile a causa di evidenti forzature nella conduzione dello spettacolo.

La Clerici, conduttrice molto amata dal pubblico, dopo un esordio un po’ incerto, ha superato grazie alla sua naturale ironia gli imbarazzi iniziali; ma la mancanza di una spalla ha finito per non valorizzare le indiscutibili qualità nella conduzione dell’ex giornalista sportiva.
Colma di contrasti è apparsa anche la gara canora: a brani di vecchia scuola, difficilmente inseribili nei circuiti radiofonici nazionali ,si sono opposti brani di sensibilità musicale più moderna, vicini ai gusti di un pubblico under40. 


La tradizionale ricerca di una melodia facilmente memorizzabile ha dato luogo a risultati banali – ad esempio il brano di Pupo e Filiberto – o infelici – come nel caso del brano di Scanu – mentre un’armonia più ricercata e peculiare ha valorizzato interpretazioni convincenti come nel brano dell’italo-marocchina Malika Ayane, cantante talenuosa, che si è già distinta nella scorsa edizione di Sanremo con il pezzo "Come foglie".

Ma la Ayane non è stata certo l'unica a mostrare il suo talento: molti giovani cantanti, dalla voce possente e dalla forte personalità hanno dimostrato che i talent show non sono sempre da denigrare.
Tuttavia, come accade quasi sempre nella vetrina sanremese l’originalità dei testi non l’ha fatta sicuramente da padrone; hanno rappresentato però delle felici eccezioni il brano di Simone Cristicchi, che con ironia ha decostruito l’ovvietà dei moderni luoghi comuni della società italiana, il brano di Povia, che ha trattato il difficile tema del caso Englaro senza strumentalizzazioni di sorta, e il brano di Noemi, che con la sua voce graffiante racconta i momenti sospesi dell’esistenza e dell’amore, quelli che generalmente non si raccontano.

 

 

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