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Domenica
05 settembre 2010
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Natale in casa Cupiello a San Vincenzo

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di Anna Maria Noia

Nella serata di sabato 29 maggio, tranquilla e calma atmosfericamente ma non certamente dal punto di vista dell’entusiasmo e dell’adrenalina mostrata dai giovani e…”strampalati” attori (autodidatti, improvvisati eppur preparati e determinati), si è tenuta – presso il piazzale antistante la chiesa di S. Vincenzo martire sita nell’omonima frazione del comune di Mercato S. Severino – la consueta rappresentazione teatrale dei giovani frequentanti questa realtà (sempre più macroscopica, sempre meglio ingrandita) che da alcuni anni “accompagna” i festeggiamenti per S. Pasquale Baylon, il taumaturgo venerato come patrono della frazione stessa oltre al succitato S. Vincenzo protettore dei vignaioli.


Il 29 maggio scorso, infatti, precedendo la processione del giorno 30 – domenica dedicata alla SS. Trinità, in cui si è festeggiato S. Pasquale – i ragazzi dell’oratorio hanno presentato con perizia ma soprattutto con passione la piece teatrale più nota del grande commediografo e drammaturgo Eduardo De Filippo: “Natale in casa Cupiello”.

 


I giovani “attori” che vivono la realtà di S. Vincenzo si impegnano ogni anno a lavorare attorno a un testo, un plot (copione) simpatico e divertente, al fine di intrattenere le sempre più numerose persone che affluiscono in questa già molto popolosa frazione; in questi anni essi hanno presentato già “Non ti pago”, “La fortuna con la “F” maiuscola” e questa volta, ancora dopo il successo di due anni orsono, appunto la commedia triste e densa di riflessioni amare sull’esistenza messa a punto dall’autore simbolo della Napoletanità e dei partenopei.
La piece è stata riproposta – con sempre maggiore entusiasmo e preparazione – per dare modo ad attori nuovi e/o diversi da quelli della prima volta, della precedente “edizione” di partecipare e di condividere le emozioni, le paure ma anche le gioie del palcoscenico.
Inoltre i ragazzi hanno pensato di poter produrre uno sforzo maggiore e più puntuale, meglio diretto tramite tale (loro) “repertorio” della recitazione, recitando in maniera tale da poter accontentare il pubblico, vasto (ma non abbastanza) e ciò nonostante il tempo un po’ inclemente, la presenza della Fiera “Quattro A” e il fatto che il recital è stato organizzato in un sabato di primavera quando la gente di S. Severino e zone limitrofe si dirige verso altri tipi di divertimenti e in altri luoghi…
A fianco dei “Fuoritempo” – questa la originale denominazione del gruppetto, presente ed attivo sul territorio e da qualche tempo anche registrato su Facebook – ancora una volta il propositivo redentorista padre Carmine Ascoli - il parroco - sempre in prima fila accanto agli abitanti di S. Vincenzo, mentre gli altri padri redentoristi della zona e dell’unità pastorale che congiunge S. Vincenzo a Ciorani, a Carifi e a S. Martino – forse per via di altri impegni o per celebrazioni, iniziative e manifestazioni più importanti – non sempre si ritrovano tra la gente e i fedeli della frazione…
I “Fuoritempo” hanno deliziato l’uditorio di parenti e amici, ma non soltanto, accorso in massa per esprimere l’entusiasmo per l’iniziativa – con la quale sono stati sempre coinvolti tutti i frequentanti – e deciso a spendere qualche ora del suo prezioso tempo in compagnia e con ilarità.
Esilaranti infatti le vicende, “descritte” e recitate nell’ambito della commedia, che hanno visti protagonisti i membri della famiglia Cupiello, un nucleo familiare normale, modesto, come tanti nella Napoli di allora ma anche di oggi: con un triste e malinconico umorismo il De Filippo ha illustrato uno spaccato di vita partenopea - di grande attualità anche in questo periodo storico – avente ad oggetto il rapporto/divario (gap) generazionale conflittuale tra il capostipite e paterfamilias Luca Cupiello, interpretato da un valido e sciolto, particolarmente ispirato Antonio Delli Priscoli, e i figli Tommasino (Ninnillo) e Ninuccia, ribelli eppur tormentati; uno spaccato di grande miseria ma anche di dignità e onestà, incentrato sulla figura e “casus belli” del presepe, momento di unione e attaccamento familiare.
Tutti bravi gli interpreti, anche se noi abbiamo particolarmente apprezzato il suddetto Antonio Delli Priscoli, la sorella Maria, che aveva il ruolo della moglie Concetta Cupiello; un effervescente e gasato Matteo Greco (Ninnillo), gran recitatore come anche Antonella Rega, la protagonista Ninuccia e bravissimo e a suo agio sul palcoscenico – casereccio – anche Pasquale Cupiello interpretato dall’alter ego Carlo Cesarano, valido “anche” come paziente e sacrificato autista di pullman turistici.
Le battute sono state espresse quasi senza tempi morti e/o vuoti o cali di recitazione e i momenti clou, le rivelazioni e le scenate della piece sono risultate particolarmente godibili e credibili; tutto ciò – lo ribadiamo – senza essere professionisti e dopo aver imparato un copione così impegnativo in pochissimo tempo, poco più di qualche settimana…
Alla fine tutto si ricompone, nella piece: Luca morirà alcuni giorni dopo il Natale, proprio tra le braccia del figlio “ribelle”, che gli darà per ultima consolazione, come soddisfazione tardiva il suo apprezzamento per il presepe, il manufatto da lui realizzato, mentre agli inizi della commedia Tommasino-Matteo Greco non lo voleva neanche vedere.
Luca Cupiello morirà dunque serenamente, avendo avuto anche cura di cercare di far riappacificare la figlia Ninuccia e il marito Nicolino Percuoco, alias Giovanni Alfano; con il Nostro morente finirà anche questo plot dal retrogusto particolarmente amaro, acre, che fa sempre commozione e stempera il nostro animo incrinandolo al pianto.
ANNA MARIA NOIA

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